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Google prevale su AGCOM nel contenzioso sui contributi per i servizi online


Pubblicato il: 8/21/2025

Gli avvocati Mario Siragusa e Marco Zotta hanno rappresentato Google Ireland Limited.

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6911/2025 nell'ambito del procedimento n. 1762/2025, si è pronunciato sull'appello proposto dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) contro Google Ireland Limited.

Oggetto dell’impugnativa era la sentenza del TAR Lazio n. 21597/2024, che aveva annullato alcune delibere AgCom relative alla determinazione del contributo dovuto per il 2023 dai fornitori di servizi di intermediazione online e motori di ricerca online.

La vicenda traeva origine dalle delibere AgCom n. 412/22/CONS e n. 416/22/CONS, entrambe del 24 novembre 2022, che individuavano criteri e modalità di pagamento di un contributo annuo a carico di operatori come Google, applicando la normativa nazionale introdotta dalla legge 178/2020 e dalla legge 266/2005. Google aveva contestato tali atti, sostenendo la loro incompatibilità con il diritto dell’Unione europea, in particolare con la direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico e il regolamento (UE) 2019/1150 (cosiddetto Regolamento P2B).

Il TAR Lazio, con sentenza favorevole a Google, aveva già rilevato l’illegittimità dei provvedimenti AgCom non solo in relazione all’obbligo di iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC), ma anche rispetto agli obblighi contributivi, richiamando precedenti decisioni sia interne che della Corte di giustizia dell’Unione europea. In particolare, la Corte aveva chiarito che misure come quelle italiane, che impongono obblighi specifici a operatori stabiliti in altri Stati membri, sono in contrasto con il diritto europeo.

AgCom aveva proposto appello sostenendo che il contributo dovesse essere considerato di natura tributaria, e come tale, escluso dall’ambito della direttiva europea applicata dal TAR. Inoltre, aveva evidenziato rischi di disparità concorrenziale e difficoltà per la copertura degli oneri di funzionamento dell’Autorità in caso di annullamento delle delibere.

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello, ritenendo infondate le doglianze di AgCom. Ha rilevato che la Corte di giustizia europea, con più pronunce del maggio 2024, ha espressamente escluso la compatibilità di simili contributi obbligatori con il diritto unionale e ne ha anche chiarito la natura non tributaria, essendo strettamente collegati all’attuazione di regolamenti europei piuttosto che a mere esigenze fiscali nazionali. Di conseguenza, la normativa nazionale non poteva imporre agli operatori stabiliti all’estero l’obbligo di versare tali contributi per poter operare in Italia.

La decisione definitiva del Consiglio di Stato rigetta l’appello dell’AgCom, confermando la precedente sentenza del TAR e annullando le delibere impugnate. Dal punto di vista economico, ciò esonera Google Ireland Limited dal pagamento del contributo per il 2023 previsto dalle delibere AgCom. Giuridicamente, la sentenza ribadisce la prevalenza della normativa europea sulle discipline nazionali in tema di servizi online transfrontalieri e segna un punto fermo sugli obblighi degli operatori non stabiliti in Italia. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.