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Enel X ottiene ragione contro Google in materia di accesso ad Android Auto


Pubblicato il: 10/31/2025

Gli avvocati Mario Siragusa e Marco Zotta hanno rappresentato Alphabet Inc., Google LLC e Google Italy S.r.l. Gli avvocati Giuseppe Lo Pinto e Fabio Cintioli hanno assistito Enel X Italia S.r.l. ed Enel X Way S.r.l.

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 8398/2025 (ricorso n. 7412/2022), ha definito il contenzioso tra Alphabet Inc., Google LLC e Google Italy S.r.l., da una parte, e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ed Enel X Italia S.r.l., dall’altra.

La questione oggetto del giudizio attiene al presunto abuso di posizione dominante perpetrato da Google nell’ostacolare l’accesso dell’app JuicePass di Enel X alla piattaforma Android Auto, richiesta avanzata sin dal 2018 e reiteratamente negata dalla società americana.

Il procedimento nasce dalla denuncia depositata da Enel X presso l’AGCM nel febbraio 2019, a cui è seguita l’adozione, il 27 aprile 2021, del provvedimento n. 29645, che ha accertato la violazione dell’art. 102 TFUE da parte di Google e comminato una sanzione amministrativa di oltre 102 milioni di euro. La vicenda trae origine dall’impossibilità, per Enel X, di rendere la propria app JuicePass, destinata alla ricerca e prenotazione delle colonnine di ricarica per veicoli elettrici, compatibile con Android Auto.

Nonostante la crescente diffusione della mobilità elettrica e la rilevanza della piattaforma Android Auto, Google ha precluso a JuicePass la presenza sul sistema fino alla fine del 2020, invocando mancanza di soluzioni tecniche e giustificazioni legate alla sicurezza. Solo a seguito dell’avvio dell’istruttoria AGCM, e dopo la proposta respinta di impegni, Google ha introdotto gradualmente un template per la realizzazione di app di ricarica compatibili, sebbene inizialmente in versione beta e con funzionalità limitate.

Il Tar Lazio, investito della questione dopo il ricorso di Google, aveva già respinto le argomentazioni difensive delle società, confermando l’impostazione dell’Autorità. Ne è seguito appello al Consiglio di Stato, che ha poi sottoposto diversi quesiti interpretativi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale si è pronunciata nel febbraio 2025, fornendo indirizzi per la corretta interpretazione dell’art. 102 TFUE rispetto alle piattaforme digitali e all’interoperabilità delle app di soggetti terzi. In sede di decisione definitiva, il Consiglio di Stato ha ritenuto dimostrata la posizione dominante di Google nei mercati della concessione di licenze per sistemi operativi mobili (Android) e nei portali di distribuzione di applicazioni (Google Play). Ha evidenziato che l’accesso ad Android Auto è elemento essenziale per la competitività di app destinate all’uso automobilistico.

La Corte europea ha chiarito che può configurarsi l’abuso anche in assenza di indispensabilità assoluta, qualora la piattaforma sia funzionale anche agli sviluppatori terzi e renda i servizi più appetibili per i consumatori; si estende così il tradizionale schema giurisprudenziale sul rifiuto di contrattare anche alle dinamiche dei mercati digitali. Fondamentale ai fini della decisione è stata altresì la prova che la condotta di Google, priva di oggettive giustificazioni tecniche, ha prodotto effetti escludenti a danno di Enel X.

La decisione del Consiglio di Stato, confermando l’impianto accertativo dell’AGCM, ha respinto l’appello di Google salvo che per la parte relativa ai criteri di calcolo della sanzione amministrativa. L’Autorità dovrà dunque rideterminare la sanzione in base a criteri di trasparenza e adeguatezza nella individuazione della durata effettiva dell’illecito e del valore delle vendite rilevanti.

Restano confermate la sussistenza dell’abuso di posizione dominante e l’obbligo di astenersi da analoghe condotte in futuro. Sotto il profilo economico, la rideterminazione potrà ridurre, ma non eliminare, la sanzione inflitta a Google. Giuridicamente, la sentenza rafforza un’interpretazione avanzata dell’art. 102 TFUE, adattandola alle peculiarità dei mercati digitali e alle esigenze di garantire concorrenza e innovazione nei settori legati alla mobilità elettrica.