Vefer ottiene la restituzione degli oneri di urbanizzazione dal Comune di Lissone
Pubblicato il: 11/11/2025
L’avvocato Alessandro Dal Molin ha assistito Vefer S.p.A.; l’avvocato Valeria Raimondi ha rappresentato il Comune di Lissone.
Il Consiglio di Stato, Sezione Quarta, con la sentenza n. 8516/2025 (R.G. 9482/2023), pubblicata il 3 novembre 2025, si è pronunciato sul contenzioso tra Vefer S.p.A., assistita dall’avvocato Alessandro Dal Molin, e il Comune di Lissone, rappresentato dall’avvocato Valeria Raimondi. La vicenda trae origine dal diniego dell’amministrazione comunale alla richiesta di Vefer per il rimborso degli oneri di urbanizzazione versati per un intervento edilizio mai realizzato.
La questione oggetto del giudizio concerne due note comunali: la n. 111 del 4 gennaio 2016 e la n. 7558 del 15 febbraio 2016, entrambe negative rispetto al rimborso richiesto da Vefer S.p.A. La società, proprietaria di un ampio compendio immobiliare a Lissone, aveva chiesto la restituzione delle somme corrisposte per la concessione edilizia n. 2/2001 relativa all’ampliamento di un portico poi non edificato. Pur avendo comunicato l’inizio lavori, la società decise di non dare esecuzione all’intervento e nel 2014 presentò richiesta di rimborso.
In primo grado, il TAR Lombardia (sentenza n. 1388/2023) aveva respinto il ricorso di Vefer per mancanza della prova sulla mancata realizzazione dell’opera, accogliendo altresì la tesi comunale sulla prescrizione decennale già maturata. Vefer impugnava la decisione innanzi al Consiglio di Stato, contestando sia il difetto di prova ravvisato dal TAR — ritenendo che la mancata realizzazione fosse documentalmente provata e mai contestata nel merito dal Comune — sia l’erronea individuazione del dies a quo per la prescrizione.
Il Consiglio di Stato ha ritenuto fondato l’appello di Vefer, evidenziando come dagli atti fosse pacifica la mancata esecuzione delle opere, circostanza mai realmente contestata dal Comune. Decisiva è stata la ricostruzione del termine prescrizionale: la decorrenza della prescrizione decennale per il diritto al rimborso degli oneri non poteva che partire, in assenza di rinuncia espressa o provvedimento di decadenza, solo dal termine finale dei tre anni utili per l’esecuzione dei lavori, coincidente con il 28 gennaio 2005. La richiesta di restituzione, presentata nel 2014, è stata quindi ritenuta tempestiva.
Sulla base di questi principi, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello, riformando la sentenza di primo grado: ha condannato il Comune di Lissone alla restituzione in favore di Vefer S.p.A. delle somme versate per la concessione edilizia n. 2/2001, con gli interessi legali dal 31 gennaio 2014 sino al saldo. Condannato inoltre il Comune alla rifusione delle spese di entrambi i gradi di giudizio, pari complessivamente a €6.000 oltre accessori, con implicazioni economiche favorevoli per Vefer e il riconoscimento del diritto al rimborso in ipotesi di non realizzazione degli interventi assentiti.

