Notizie

MF - I ranking di Class Editori | Best of

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ottiene la parziale riforma sull’estensione del servizio Radio 24


Pubblicato il: 11/21/2025

L’avvocato Gianluca Barneschi ha assistito Il Sole 24 Ore s.p.a.

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 8934/2025 (R.G. 7257/2024), si è pronunciato sulla controversia che vedeva contrapposti il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (già Ministero dello Sviluppo Economico) e Il Sole 24 Ore s.p.a., quale titolare dell’emittente Radio 24. Il caso verteva sull’estensione alle province di Brescia, Mantova, Cremona, Alessandria, Asti e Parma dell’area di servizio di un impianto radiofonico situato a Valcava, in provincia di Bergamo, per la quale Il Sole 24 Ore aveva richiesto la modifica dei dati inseriti nella scheda tecnica B. L’impugnazione era mossa contro la sentenza del Tar Lazio n. 6076/2024, che aveva accolto il ricorso della società editrice.

La questione trae origine da una nota ministeriale del 15 novembre 2018 che negava a Radio 24 dell’allora Il Sole 24 Ore s.p.a. l’autorizzazione all’inserimento delle province richieste tra quelle servite dalla frequenza dell’impianto. Secondo l’Amministrazione, le province già comprese nella scheda tecnica B erano quelle censite storicamente, e ogni ampliamento avrebbe potuto determinare l’illegittima estensione del titolo. Secondo la normativa di riferimento (art. 32 legge 223/1990, art. 4 del d.l. 807/1984, DM 13 dicembre 1984), le aree di servizio devono essere definite attraverso una "fotografia" della situazione tecnica esistente all’epoca della domanda, sancendo la legittimazione all’esercizio alle sole province “storiche”. Il Sole 24 Ore aveva richiesto di integrare la scheda, sostenendo che tali province erano già coperte storicamente dal segnale, invocando dunque una mera correzione di errore materiale.

Il giudizio di primo grado innanzi al Tar Lazio si era concluso con l’accoglimento del ricorso de Il Sole 24 Ore. Il Tar aveva riconosciuto la natura di semplice correzione storica della domanda presentata dalla società, imponendo all’Amministrazione un’attività istruttoria per accertare la sussistenza dei presupposti e sottolineando come in casi analoghi il Ministero avesse valorizzato il dato storico della diffusione effettiva del segnale. Avverso questa decisione il Ministero aveva proposto appello, deducendo violazione di legge e travisamento dei presupposti fattuali e normativi.

Nel suo esame, il Consiglio di Stato ha ricostruito il quadro normativo richiamando il principio secondo cui la delimitazione dell’area autorizzata all’esercizio radiofonico deve derivare dai dati storici autocertificati in sede di censimento e non può essere ampliata ex post salvo che si tratti di meri errori materiali agevolmente verificabili. Si è dato atto che l’inclusione in passato di province come Bergamo, Lecco, Lodi (comprese tra quelle originarie per ragioni territoriali) era legittima, a condizione che non rappresentasse un’estensione indebita. Per le province di Monza Brianza, Verbania e Biella, ritenute “figlie” di altre province già censite all’epoca, la correzione è stata consentita. Diversamente, per le province di Brescia, Mantova, Cremona, Alessandria, Asti e Parma mancava la dimostrazione che all’epoca tali aree fossero effettivamente servite e censite, impedendo di qualificare la richiesta come semplice correzione anziché come ampliamento non consentito del titolo abilitativo.

I giudici amministrativi, in accoglimento parziale dell’appello ministeriale, hanno riformato la decisione del Tar Lazio, rigettando il ricorso di primo grado di Il Sole 24 Ore s.p.a. salvo che per la “correzione” riguardante Monza Brianza, Verbania e Biella. L’effetto concreto della pronuncia è, quindi, il mantenimento della copertura autorizzata alle province storicamente censite e a quelle legate a riorganizzazioni provinciali senza possibilità di ampliamenti ex post in assenza di riscontri immediati. Le spese del doppio grado sono state compensate tra le parti.

Studi Coinvolti